Tutto è partito dal sequestro di un furgone con all’interno 1.700 chili di cavi in rame, effettuato un anno fa dagli agenti della Volante della Polizia di Stato di Novara.
Da quel sequestro, grazie a un’importante indagine della Squadra Mobile, la Questura ha scoperto e sgominato i presunti appartenenti a un’associazione per delinquere dedita al furto di cavi in rame e all’autoriciclaggio. Un gruppo che aveva base a San Pietro Mosezzo.
A comporre la banda, stando alla Polizia, sei persone, oltre a una settima come complice. Una banda organizzata con precisi criteri aziendali e dove ogni figura aveva un compito specifico.

In quattro anni, come emerso questa mattina, sabato primo aprile in una conferenza stampa in Questura a Novara, è riuscita a raccogliere illegalmente un milione di euro.
Dopo aver consumato molti furti di cavi in rame ai danni di grandi società del Milanese e del Novarese, i componenti della banda lo lavoravano, reimmettendolo sul mercato e ottenendo rilevanti guadagni.
Secondo gli investigatori a capo del gruppo ci sarebbe stato un novarese. L’uomo, dopo aver individuato il luogo da derubare ed effettuati accurati sopralluoghi, avrebbe impartito le direttive ai propri “dipendenti” affinché consumassero il reato negli orari e con modalità prestabilite.
I furti sarebbero avvenuti tutti in orari notturni. Il luogo di ritrovo dei ladri, come riferito dagli investigatori, era l’abitazione del “capo banda”, da dove, dopo aver prelevato tutta l’attrezzatura necessaria, partivano alla volta dei siti a cui fare “visita”.

Secondo una ricostruzione dei fatti a compiere materialmente i furti erano tre persone della banda, due uomini e una donna. I primi due entravano nelle ditte mentre la donna svolgeva il ruolo da autista e si appostava nelle vicinanze per fare il “palo”. La quantità di materiale asportato variava dai 500 ai 2000 kg e i furti avevano la durata di alcune ore.
Durante l’attività d’indagine gli agenti, dopo aver individuato il luogo in cui la banda stava per effettuare un nuovo colpo, la centrale termoelettrica vicina a Novara, hanno deciso di intervenire riuscendo a bloccare uno dei colpevoli, mentre il secondo è riuscito a fuggire nei boschi circostanti.
Dopo questo intervento, secondo gli investigatori, il presunto “capo” del gruppo non si è dato per vinto e, a distanza di pochi giorni, avrebbe organizzato un nuovo furto nei locali di una società di Casaleggio, partecipando di persona. Gli agenti della Mobile, guidati da Massimo Auneddu, una volta individuato il luogo, hanno organizzato un blitz durante il quale sono riusciti ad arrestare i tre. Uno di loro, pur di fuggire, non ha esitato, trovandosi su una scala a circa tre metri di altezza, a saltare addosso a uno dei poliziotti, procurandogli delle lesioni e venendo, comunque, fermato dopo una colluttazione.
I danni causati dai furti sono stati sempre notevoli. Oltre al danno e al costo di riparazione, infatti, le imprese, a causa del totale black out causato dall’asportazione dei cavi, dovevano interrompere la loro attività anche per diversi giorni.
L’accusa, così, per loro, è passata da tentato furto pluriaggravato a tentata rapina impropria.
Le indagini si sono quindi concentrate sull’ultimo membro della banda, ossia l’uomo che, stando all’ipotesi degli inquirenti, sarebbe stato addetto al ritiro del rame e alla successiva immissione sul mercato.
La perquisizione condotta nella sua abitazione ha permesso di trovare la documentazione che attesta la vendita del rame e dalla quale l’uomo, nell’arco degli ultimi 4 anni, come riferito poco prima, ha guadagnato oltre un milione di euro.
Il membro del gruppo, già conosciuto dalle Forze dell’Ordine e disoccupato, per non attirare l’attenzione su di sé, faceva transitare tutto il denaro sul conto corrente intestato alla propria compagna, incensurata e disoccupata. E’ stato inoltre scoperto che la coppia era proprietaria di due Ferrari, una Testarossa e una 360 Modena, del valore totale di oltre 200.000 euro. Le auto sono state individuate in un’officina situata fuori Novara, sottoposte a sequestro e messe a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.
Anche la donna è stata indagata a piede libero per riciclaggio. L’attività d’indagine ha consentito di recuperare circa 3000 chili di cavi in rame, di indagare 7 persone e di arrestarne tre, oltre a sequestrare le due Ferrari.