«Alba non è stata abbandonata. La sua mamma ha compiuto un grande gesto di dignità, coraggio e civiltà. Ha usufruito della legge che consente a una donna di poter partorire in ospedale in anonimato, garantendo una possibilità alla figlia. La mamma di Alba ha lasciato la piccola per me, garantendole una possibilità. Le sarò sempre grato».
A parlare è Luca Trapanese, il 42enne single che, nell’estate del 2017, ha preso in affido e poi adottato Alba, una neonata di poco meno di un mese con sindrome di Down. Una piccola non riconosciuta dalla mamma e che sino ad allora una trentina di famiglie non aveva voluto prendere con sé. «Anche in questo caso non mi sento di dire che queste trenta famiglie abbiano abbandonato la bambina, ma semmai – spiega Trapanese, che giovedì 24 ottobre è stato ospite a Novara per presentare “Nata per te”, il volume che racconta la sua storia di adozione – non erano pronte, non erano idonee ad affrontare un figlio disabile. Questo per un problema della società, che è impreparata e vede la sindrome di Down, la disabilità, come un difetto. Non è così. Alba non è malata. La sindrome di Down non è una malattia, semmai una condizione di vita diversa, ma piena di prospettive. La disabilità non è una sconfitta, un bimbo down non è difettato. Alba non è difettata. E’ una bimba bellissima e con una voglia di vivere pazzesca, una bambina allegra, tosta, determinata. Si sveglia e si addormenta col sorriso, è una gioia mi ha letteralmente cambiato la vita». Alba «è una persona, è mia figlia e penserò a lei sino alla fine, ma è anche figlia della società. Avremo compiuto una grande conquista quando Alba sarà vista come persona e non come ragazza con la sindrome di down, allora non ci sarà più una differenza con qualcun altro. Una comunità deve saper accogliere le differenze».
Una storia, quella di Luca e Alba, molto bella e racchiusa in un libro scritto a quattro mani con Luca Mercadante. Una bimba, la piccola Alba, che aspettava solo di essere accolta. Nel libro è raccontata con un altro padre, Mercadante appunto, che interroga Trapanese e fatica a comprenderne le ragioni.

Trapanese, napoletano, un’intera vita nel sociale accanto alle persone disabili e alle loro famiglie (ha fondato nel 2007 a Napoli l’associazione “A ruota libera onlus”, per dare alle persone disabili la possibilità di socializzare, integrarsi e coltivare talenti e ha dato vita a una comunità per ragazzi orfani e disabili), aveva fatto richiesta, da tempo, di poter accudire un bimbo disabile, senza porre alcuna condizione. «Alba non è stata una seconda scelta – spiega ancora – Se avessi potuto accedere al Registro delle adozioni, avrei comunque fatto domanda per un bimbo con disabilità». Un anno dopo averla avuta in affido, Trapanese ha potuto adottare la bimba, che ora è ufficialmente sua figlia. Come è stato il primo incontro con la piccola, gli chiediamo, mentre è in viaggio in auto tra una presentazione e l’altra. «Il primo incontro – ci risponde – è stato quando io sono andato in Tribunale a prendere il decreto e poi direttamente in ospedale. Io, sino ad allora, Alba non l’avevo mai vista. Quando ho fatto il primo colloquio mi hanno solo detto che era un neonato femmina con sindrome di down e che aveva 20 giorni, poi sono passati 7 giorni per dirmi che ero stato scelto io e sono andato direttamente in ospedale a prendere Alba. E’ stato il primo giorno che l’ho vista e, quindi, anche il giorno che l’ho presa con me. Aveva trenta giorni esatti. Avevo l’auto piena di cose per un neonato, perché in quel lasso di tempo che ho dovuto aspettare, ho comprato di tutto e di più, ma non l’ho portato a casa, perché io sono anche credente, ma anche napoletano e pertanto molto superstizioso. Nel parcheggio ho spacchettato il porta enfant e ho messo la piccola Alba».
Trapanese è stato in città in un evento benefico promosso da Anffas Novara, Borgomanero e Valsesia e Fondazione Comunità Novarese, con la sinergia del Circolo dei Lettori. Papà Luca ha raccontato il suo percorso, a dialogo con Barbara Bozzola. I fondi raccolti durante la serata sono stati devoluti al progetto Anffas “Il Paese delle Vacanze”, che promuove un nuovo concetto di ‘tempo libero di qualità’ per le persone disabili e per le loro famiglie. La legge italiana dà la possibilità ai single di adottare un bimbo solo in alcuni casi particolari, uno di questi è la disabilità. «Si tratta di una legge ormai datata, è del 1983, che fa riferimento a una famiglia che non esiste più – commenta Trapanese – Io sono favorevole all’adozione da parte di uomini e donne singoli, perché ci sono tante persone, che, pur non avendo una relazione, possono essere ottimi genitori. Si offrirebbero più possibilità ai tanti bambini in istituto».
Monica Curino