Quello che l’Africa ci può insegnare. Lo racconta don Dante Carraro, sacerdote, medico e direttore dei Medici con l’Africa Cuamm

Oggi, dopo gli ultimi articoli dedicati a iniziative messe in campo dalle Forze di Polizia per affrontare temi importanti come il contrasto alla violenza di genere e diffondere la cultura della legalità tra bambini e ragazzi, cambio argomento e racconto di un incontro vissuto per lavoro qualche settimana fa. Un appuntamento per la presentazione di un libro sull’Africa. Un continente che mi affascina sin da quando ero ragazzina, perché, pur con le tante difficoltà che, innegabilmente, incontra e vive, ha saputo sempre reagire e andare avanti.

Sin da piccolina ho potuto conoscere uomini e donne con esperienze missionarie. Dalla ‘mia’ suor Miriam, pianzolina all’epoca attiva nella parrocchia di Sant’Agabio, tutt’ora missionaria in Mali, alla mia miglior amica che, quando non aveva più di 18-19 anni, decise di seguire proprio suor Miriam e vivere un’esperienza significativa in Africa. E, poi, negli anni, un altro sacerdote, intervistato a fine 2020, mentre aveva fatto rientro a Novara, don Valeriano Barbero. Senza dimenticare Giovanni Mairati, mio amico da anni e, ormai, per me, “Il signor Giò” del mio primo libro, “Il diario della Casa dei Girasoli”. Lui, con Casa Alessia, ha coinvolto tantissime persone, giovani e meno giovani, a partire per l’Africa, precisamente per il Burundi, ma anche per l’India e per l’Ecuador, in Sud America, per aiutare gli altri, in particolare i bambini.

Un aiuto, un sostegno, che stava anche per travolgere me. Sì, non nego, che un’esperienza di questo tipo, prima o poi vorrei viverla. Ma lotto con una grande paura, quella dell’aereo. E con un’altra: quella del distacco, della lontananza dalle persone che amo. Ho sempre il timore (sì, direi davvero assurdo) che, mentre sono via o mentre vivo qualcosa che nessuno mai si aspetterebbe da me e di davvero insolito, possa succedere qualcosa a mia madre, ai miei amici. Gliel’ho anche detto, in passato: «mi piacerebbe tanto, Giò, partire con voi per qualche bel progetto con i piccoli di qualche Paese lontano», ma poi…. cosa canta Mina? “Parole, parole, parole”. Sarebbe sufficiente accantonare un po’ di timori, un po’ di paure, ma mica è facile. E a bordo di un aereo ci sono anche stata. Ben due volte, ma, dopo l’ultima, forse perché prima di partire per il rientro a Novara c’è stato un forte temporale, mai più un aereo.

Dopo tutto questo preambolo forse è bene partire con la cronaca della presentazione del libro sull’Africa, che qualche settimana fa mi ha colpito. Il libro è “Quello che possiamo imparare dall’Africa. La salute come bene comune”. Autore è don Dante Carraro, sacerdote, medico e direttore di Medici con l’Africa Cuamm. Il volume è stato scritto con Paolo Di Paolo e, pubblicato da Laterza, è stato presentato in Vescovado.

Già dal suo esordio don Dante mi ha catturato, perché ha detto qualcosa sull’Africa che, come ho raccontato più sopra, ben rende ciò che io stessa penso sul continente africano. «Nessuno racconta di un’Africa che aiuta l’Africa. Sui giornali – ha riferito – appare solo la narrazione di un continente in difficoltà, quello dilaniato, in molti suoi Paesi, dalla guerra. Ma in Africa c’è molto di più». A dialogare col sacerdote, in un viaggio alla scoperta dell’Africa e di quanto ci può insegnare, Beatrice Buratti, Paolo Pescio e Flavio Bobbio, cooperanti Cuamm delle nostre zone.
«Come Cuamm – ha poi continuato don Carraro – in questo momento stiamo lavorando molto in Sud Sudan. E tanti medici arrivano ad aiutarci dall’Uganda. Questo testimonia la vitalità dell’Africa, dove molti giovani sono orgogliosi di dare una mano al proprio Paese».

Un pomeriggio nel quale don Carraro, Buratti, originaria di Biella e ostetrica all’ospedale Maggiore di Novara, e il marito Pescio di Vercelli, ingegnere per una multinazionale, moderati da Bobbio, hanno raccontato la propria esperienza. In avvio di incontro un filmato di presentazione del Cuamm, che, nato nel 1950, opera ora in 8 Paesi africani. «Il mio innamoramento dell’Africa – ha spiegato don Carraro – parte molti anni fa. Il mio primo viaggio è del 1995. Un’esperienza che mi ha lasciato stordito. Il Mozambico è straordinario, sempre nuovo, sempre affascinante. Dopo il Mozambico sono stato in Etiopia e in Uganda». Un continente in cui ogni giorno la differenza è quella tra la vita e la morte. Il sacerdote ha ricordato la prima volta che ha visto morire un bimbo. «Sembrava sorridesse. Era, invece – ha aggiunto – un irrigidimento dei muscoli del volto. È morto a causa del tetano. Ecco, se pensassimo a questo, capiremmo tante cose. Da noi ci si lamenta continuamente e disponiamo di ogni cura, per il tetano e per tante altre malattie. Così non accade in Africa. Eppure nessuno si lamenta, nessuno si piange addosso». L’Africa «ci insegna che il lamento non serve. Quello che va fatto è passare dal lamento al rammendo, a pensare a come uscirne, a come poter andare avanti. L’Africa a me ha insegnato a provare a trovare strade nuove per dare valore a quanto ci sembrava perduto. Non solo. Mi ha insegnato – ha ancora detto – a mettere alla prova tutti gli schemi fissi, compreso un certo delirio di onnipotenza occidentale. In Africa ho imparato come la frugalità non è un limite, ma può trasformarsi in un’opportunità per far leva più sull’intelligenza e lo studio che non, invece, sul denaro».

Buratti e Pescio, tra l’altro, si sono conosciuti grazie all’impegno nei rispettivi centri missionari e anche a loro l’Africa ha dato molto. «Ci siamo conosciuti e fidanzati grazie all’esperienza missionaria – ha spiegato Pescio – Dopo pochi giorni Beatrice mi ha annunciato che sarebbe partita per un anno in Angola. Certo rimasi sorpreso, ma sono esperienze in cui crediamo entrambi. È poi tornata e ci siamo sposati e, dopo, è nato nostro figlio Giacomo. Per noi l’Africa è tutto», tanto è vero che poi la coppia è tornata in Angola, precisamente a Chiulo, anche con il figlio.

«Volevamo restituire all’Africa quanto ci ha dato – ha aggiunto Buratti – Un continente dove la mia professione è fondamentale. In Italia è facile trovare un pediatra, un’ostetrica, non accade così in Africa, dove tutto è più difficile, dove manca tutto». Il Cuamm e i suoi tanti missionari fanno questo, mettono al centro la persona e si occupano dell’accesso alle cure per tutti, bambini come adulti.
Monica Curino

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