Un paio di mesi fa avevo pubblicato un articolo sull’importanza di non utilizzare il telefonino mentre si è alla guida. Un comportamento che porta a incidenti stradali, molti, a vittime, anche giovani, e a danni irreparabili per chi sopravvive. Tanto per chi, coinvolto nel sinistro, resta con qualche grave disabilità quanto per chi perde un proprio caro.
I miei articoli, i miei approfondimenti, i miei pezzi, a maggior ragione sul mio blog personale, partono sempre da qualcosa di vissuto direttamente o sul campo, nei miei girovagare per il giornale per cui lavoro, o nella mia vita privata. Da ‘cose’ che si vivono, tanto positive, che ti portano anche al pianto, quello di gioia, quanto negative, batoste che o ti mandano in cortocircuito o ti spingono a crescere e velocemente. E oltre a crescere, a pensare e a riflettere.
Questo articolo, che, citando qualcuno più celebre di me e vissuto secoli fa, raggiungerà giusto ‘i miei venticinque lettori’ (direi anche meno), potrebbe far discutere per una presunta condanna del telefonino. Ma l’intento non è condannare uno strumento che, comunque, ha rivoluzionato le nostre vite, permettendoci di raggiungere amici e familiari rapidamente da un capo all’altro del mondo e anche se si è fuori casa, lontani dal telefono fisso.
Semmai l’obiettivo è quello di fare una riflessione, di rivolgere un invito (non mi permetterei mai di fare moniti o dare consigli, ai miei migliori amici forse e a me, soprattutto, sì, ai miei 25 lettori no) a tutti a rallentare con questo strumento, tanto utile quanto anche pericoloso.

Sì, il cellulare è potenzialmente pericoloso se non lo si utilizza con senno e responsabilità, diventandone, nel peggiore dei casi, dipendenti, userei una parola più forte, schiavi.
Tra notifiche, controlli incessanti dei mipiace sui social, del se la spunta diventa azzurra e se l’amico o compagno ti risponde. Con inevitabili conseguenze nella vita di tutti i giorni, nei rapporti con amici e famigliari.
Il telefonino, con Sms, Whatsapp e quant’altro, che restano pur sempre solo testi scritti, spesso fraintendibili, in quanto, se non sono vocali, non hanno un tono, una indicazione di come viene detta una cosa, porta anche a rovinare rapporti che durano da anni o che, nati da poco, viaggiavano a mille ed erano bellissimi.
Il rischio di dipenderci e di fare tutto con questo ‘aggeggio infernale’ è grosso e il pericolo di combinare disastri, perdendo ciò che si ha di più caro, il rapporto con un’amica, un amico, un compagno, una compagna, anche un famigliare, perché capita, è altissimo.
Magari usate il telefonino spesso perché questo implica il vostro lavoro, questo è quanto accade, ad esempio, a me. Ma cercate di non farvi fagocitare. Parlo anche per esperienza diretta. C’è stato un periodo, e forse c’è ancora, anzi c’è, in cui il telefonino per me era qualcosa da cui non mi staccavo mai, qualche amico ‘cavoli è una tua appendice, okay il lavoro, okay tutto, ma resta con noi, spegnilo o ritiralo’. Amici ancor più veri e che ti vogliono aiutare, ‘se oggi lo guardi mentre festeggiamo, guai’. Era così quando seguivo la cronaca nera 365 giorni l’anno, quasi 24 ore su 24 e quando attendevo risposte per servizi importanti. Però, in effetti, non è vita. Anche perché, poi, in attesa magari di una risposta, su quel mezzo per me infernale rimanevo, chattando con qualche amico, giocando coi giochini scaricati da Google Play o già sul cellulare. E la dipendenza cresceva. Poi si arriva a non saper affrontare più nulla direttamente, a voce, di persona, confrontandosi, mettendo, come si dice, la faccia.

Sì, perché anche i problemi poi li tratti con un whatsapp spesso inutile e dannoso e magari, perché non comprendi la risposta della persona a cui vuoi un bene dell’anima, ‘giri’, anzi spieghi la risposta a un altro amico per capire, per avere un suggerimento, per non litigare con la persona a cui tieni. E se la persona a cui vuoi bene lo scopre diventa un pasticcio, anche se fatto senza malizia e per mantenere l’amicizia a cui non vorresti mai rinunciare, perché una delle amicizie della vita. E queste sono poche. Io ne conto due così importanti. Ne ho viste e ascoltate di situazioni così.
Tutto questo per spiegare e dire: Grazie tecnologia, grazie di averci dato la possibilità di poter comunicare ovunque, in ogni momento, a ogni distanza geografica e non più solo dalle 4 pareti di casa, grazie per averci fornito altri strumenti nel telefonino che ci consentono, magari in vacanza, di scovare posti da visitare e quant’altro. Però ‘caro mio telefonino non rovinarci la vita e le amicizie più care’. Ma questo ovviamente dipende da noi. E mi metto in primis anche io. Dipende da me.

Da mesi evito l’utilizzo in auto, in giro cerco di non guardarlo mentre cammino verso la sede del lavoro o altro, alle cene con gli amici, alle giornate con gli amici, uno sguardo veloce e stop (sino a maggio ero lì a guardarlo a go go, forse uno schermo per difendermi dalla timidezza? Può essere. Ma la si supera, parlando). Whatsapp sul pc? Ovviamente, per il lavoro ce l’ho, ma ora, da qualche giorno, chiudo la pagina. Non deve distrarmi né influenzarmi o spingermi a guardare che so gli stati degli amici o se un’amica ha risposto, se se se se. La comunicazione deve essere, almeno per me, per una supergalattica timidissima, ora, grazie alla professione intrapresa, ‘solo’ timida, una sfida, solo verbale. E non mi devo far fagocitare dal telefonino. Si perdono attimi importanti di vita, di amicizie, di rapporti, che sono ciò che di più bello esiste in una vita.
Monica Curino