Enrico “Ricu” Tacchini: attore e storico Re Biscottino, la maschera novarese per eccellenza

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“Luglio, col bene che ti voglio, vedrai non finirà, ai, ai, ai, ai” recitava una canzone degli anni ’60. Oggi potrei dire “Luglio, finalmente un pomeriggio bello ai ai ai ai”. Bello, per me, vuol significare un pomeriggio in cui dedicarmi a quanto amo, quindi alla scrittura ‘creativa’, libera. Per me quella del mio blog e – perché no – di quello che, entro fine 2024-inizi 2025, vuole diventare il mio terzo libro. Iniziamo con il blog e con un articolo-approfondimento che volevo pubblicare da tempo. Se riuscirò a dedicar un po’ più di pomeriggi o anche solo di ore a questo mio spazio, credo creerò due nuove categorie, ‘personaggi’ e ‘gite’.

Oggi voglio dare il la alla prima categoria con un personaggio che, qualora fosse stato ancora in vita, lo scorso febbraio avrebbe compiuto 100 anni. Una figura della nostra città a cui io, santagabiese doc, Sant’Agabio è il quartiere dove lui ha vissuto a lungo, sono molto legata. L’ho conosciuto da bambina, quando nonna e mamma si recavano nel suo negozio di casalinghi in via Negri. Anzi, sino a qualche anno fa, avevo ancora un bicchiere che mi aveva regalato e sul quale aveva inciso il mio nome.

La chiesa di Sant’Agabio-Novara

Lui è Enrico “Ricu” Tacchini, a cui – notizia di qualche mese fa – l’Amministrazione comunale di Novara vuol intitolare una strada della città. Sarà la passeggiata verde posta tra largo Piemonte e via Umbria. La targa indicherà ‘Enrico Tacchini, attore e maschera novarese’.

Una bella immagine di Enrico ‘Ricu’ Tacchini nelle vesti di Re BIscottino (foto Il Gile)

Il “Ricu” è colui che, negli anni Ottanta del secolo scorso, ha rilanciato il Carnevale, impersonandone la maschera, Re Biscottino, per 21 anni. Dal febbraio 1981 allo stesso periodo del 2001. Enrico non è stato solo questo. Ma anche molto altro. In particolare attore dialettale di talento – a lui e a Mario Rossi si deve la nascita, nel 1974, della Compagnia del Gelindo – e ancora giocatore e allenatore dello Sparta Novara.

Ecco, il 1974. Un anno al quale, chissà perché, io sono molto legata. E altro elemento che mi fa sentire ancora più vicino un personaggio come il “Ricu”.

Uno spettacolo recente della Compagnia del Gelindo (foto Il Gile)

Qui lo raccontiamo grazie a un approfondimento che ho realizzato per il settimanale L’Azione lo scorso febbraio, raccontando l’evento “Il teatro e la maschera”, ospitato all’Albergo Italia e promosso per i 100 anni del Re Biscottino ‘per eccellenza’. Non ce ne vorrà chi è cresciuto con Sandrino Berutti nel ruolo della nostra maschera (per ben 16 anni, dal 2002 al 2017), e persona che ho potuto conoscere anch’io, che ormai già lavoravo come giornalista. Anche lui un personaggio che andrebbe raccontato in questo mio blog. Simbolo di novaresità e grande amante della musica jazz. Con caratteristiche diverse, ma anche lui un personaggio significativo di Novara. Ci proverò.

Qui, in questo pezzo, ci sono diverse ‘chicche’, che, a febbraio, non ero riuscita a far stare sul giornale cartaceo.
A promuovere l’evento per i 100 anni del ‘Ricu’, Pro Loco, Academia dal Rison e Associazione Culturale Novarese con il patrocinio di Comune, Provincia e Centro servizi per il territorio.

Foto di gruppo dei promotori e partecipanti del pomeriggio per i 100 anni del Ricu (foto Visconti)

Caterina Zadra e Gabrio Mambrini, rispettivamente presidente e segretario Pro Loco, il secondo anche attore con al “Ricu” 50 anni fa, hanno introdotto l’appuntamento. «L’evento è nato in pochi giorni, parlando con Gianfranco Pavesi, dell’Academia dal Rison, che voleva celebrare Tacchini per i suoi 100 anni, il 28 febbraio. Un’occasione – hanno detto – per ricordare quanto il personaggio sia stato importante per la città. Un pomeriggio per guardare gli aspetti belli, del ricordo, ma anche i lati storici. Siamo contenti – hanno concluso – della partecipazione delle due figlie di Tacchini, Elena e Patrizia».

Gianfranco Pavesi (il Gile)


«Il mio obiettivo – ha aggiunto Pavesi – con questo convegno e altre iniziative, è quello di riaccendere un faro su Tacchini, la cui leggenda narra sia nato il 29 febbraio, ma registrato in Comune con la data del 28. Non so quanto ci sia di vero, ma ricordo a un ballo dei bambini di Carnevale, ancora al Pala Dal Lago, che diceva “faccio il compleanno ogni 4 anni e resto giovane”. Quello che è certo è che nella sua nascita c’è un segno. Il 28 febbraio del 1924, indovinate?, era giovedì grasso». Il “Ricu” «è stato l’uomo della svolta, tanto per il teatro quanto per la maschera. A me piacerebbe allestire un corso scolastico di tre, quattro lezioni, dal titolo “Quàtar ciciaradi sül Ricu Tacchini”».

Il pomeriggio è proseguito tra una carrellata di ricordi e aneddoti e la lettura (a cura di Silvana Danesi e Livio Rossetti) di poesie che hanno raccontato la figura dell’attore. Rendendo perfettamente l’unicità del personaggio. Vanni Vallino: «ho conosciuto Enrico a una rappresentazione al Borsa e siamo diventati amici. L’ho così coinvolto nei miei film, come ne “Gli aironi volano ancora” o in “Nando dell’Andromeda”. Nel primo aveva una ventina di minuti fuori campo e non trovavamo un luogo dove registrare questa parte. A lui venne in mente di provare nel suo negozio di Sant’Agabio. Per quei 20 minuti impiegammo 7 notti… L’acustica, tra pentole e bicchieri, non era delle migliori». Il regista ricorda Tacchini anche nel “Nando”: «impersonava un sacerdote e doveva solo dire ‘Ita missa est’ con un volto triste. L’abbiamo rifatta 12 volte. Per lui era impossibile non sorridere. Enrico portava la cultura nel cuore e negli occhi per via del suo sorriso. Svolgeva il suo ruolo di attore né per soldi né per apparire, ma perché l’aveva proprio nel suo Dna».
Mambrini: «quando giravamo si rideva sempre e non tornavamo mai a casa. Mangiavamo insieme e poi lavoravamo al film». Questo suo essere sempre positivo e con la battuta pronta è stato ricordato anche dalle figlie. «Anche durante la malattia – hanno riferito – non dimenticava lo scherzo, le battute, anche in ospedale, proprio all’ultimo».

Elena e Patrizia Tacchini, figlie del Ricu (foto Visconti)


L’esperienza della Compagnia del Gelindo, avviata 50 anni fa e conclusa nel 2016, è stata raccontata da Ernesto Cravino e Franca Bacchetta, che hanno recitato col “Ricu”. Una compagnia di successo, che, come riferito da Pavesi, tra la fine del 1974 e l’inizio del ‘75, è stata in grado di mettere in scena 11 rappresentazioni proprio del “Gelindo”. «Ricordo – ha detto Bacchetta – che ero preoccupata dal mio dialetto di Biandrate, che è diverso dal novarese. E lui ‘biandrina dla malura, an ta preòcupàt mia. Anduma a brasc’». Cravino: «facevamo le prove al Convivio di Sant’Agabio. Enrico era di una fantasia inenarrabile nello scrivere i testi». Tra le commedie della Compagnia, “Tüta culpa da Stangalin”, “Che gati da pelà pasà par inamurà”, “Vigliaca la paniscia”, “Parent in ca’ pustin furtüna”, “Vita cun al Pedar”, “Secund d’la lüna Giuann Magaté” e, ovviamente, a partire dal 1974, “Gelindo”.

Per la prima una ‘chicca’, la spiegazione della sua nascita dallo stesso Tacchini in rigoroso dialetto da un giornale dell’epoca. “L’è n’idea che m’ha gnǜ e gh’l’ho dìj al rèst dla cumpagnìa. L’è piasǜ sǜbit e s’uma miss dré a fà i provi. Taja da chì, giunta da là, suma rivà in fund al cupión e speruma che sàbat sera tüt al vaga ben se no disaruma anca nün: l’è tüta culpa da Stangalin!”.
La carrellata non poteva concludersi senza la parte avuta dal “Ricu” nel rilancio del Carnevale, raccontata da Marco Faccioretti, all’epoca promotore, con la cooperativa Manifestazioni Novaresi, dell’evento. Proprio quest’ultimo riprovò un Carnevale in città nel 1980, ma senza la maschera. «La risposta fu positiva e, per l’anno successivo – ha spiegato – chiesi a Enrico se avesse voluto interpretare Re Biscottino. Dopo un iniziale rifiuto, accettò e poi è storia».

Molte altre le curiosità emerse nel corso del pomeriggio, durante il quale Pavesi ha anche mostrato una fotografia con Ricu e Giuseppe Tencaioli, grande cultore del dialetto e della poesia. In questo scatto Tencaioli consegna a Tacchini un diploma con cui lo nomina “Duca dla Bicoca”.

Tra gli aneddoti emersi anche l’episodio in cui Giulio Genocchio, ultimo Re Biscottino prima che la maschera e il Carnevale, a Novara, perdessero importanza (lo impersonò nel 1956), visto che lui non era stato bruciato per il maltempo, dà dell’usurpatore davanti alla folla al nuovo sovrano di Biscottinopoli, Tacchini appunto. E al “Ricu”: “ohhh, l’è vera… ma ti sè… l’è tantu temp ca ti sè mort…!”. L’ultimo carnevalón cittadino si era fatto appunto nel 1956, chiudendo con un incredibile passivo. Tacchini chiude l’incidente nominando Genocchio Principe del Terdoppio.

O anche quello per cui la Compagnia del Gelindo, di cui Tacchini è stato uno dei fondatori, è riuscita a mettere in scena, tra la fine del 1974 e l’inizio del 1975, ben undici rappresentazioni del Gelindo. Un record. E ancora la volta in cui Tacchini, che amava arrivare con i mezzi più fantasiosi, aprì la folla del Carnevale a tre metri d’altezza, su un trono portato da un carrello elevatore. Così quando annunciò che sarebbe arrivato in piazza Martiri “con l’elicottero” qualcuno gli credette e lui si presentò con un modellino di elicottero in mano.

Ecco un grande personaggio della nostra Novara.

Monica Curino