Si cerca Alessia Zuso, scomparsa da venerdì dalla sua casa a Novara

Sono tutt’ora in corso, a Novara, le ricerche della giovane Alessia Zuso, di 19 anni. Della ragazza non si hanno più tracce da più di 24 ore. Non si sa più nulla di lei dalla mattina di venerdì 22 novembre. E’ scomparsa senza lasciare alcuna traccia. Risulta spento anche il suo telefonino.

A dare l’allarme sono stati la mamma e il fratello della giovane. L’autovettura di Alessia è stata ritrovata nella stessa mattinata di ieri nell’area intorno al Gazzurlo, alla periferia della città. Sul posto anche l’elicottero dei Vigili del fuoco della Malpensa, per capire se dall’alto si poteva rintracciare la giovane. Per ora nessun risultato. 

Alessia si è diplomata lo scorso luglio all’Istituto Pascal di Romentino. Molto sportiva, vive con la madre e il fratello a Sant’Agabio.

A occuparsi della scomparsa della giovane sono i Carabinieri di Novara. Chi l’avvistasse può chiamare l’Arma al numero del comando provinciale 03213791 o la Questura al 0321388111.

Tentato omicidio a Soriso: mamma accoltellata fuori dalla scuola del figlio

Una giovane donna in ospedale a Borgomanero, ricoverata in prognosi riservata, e l’ex marito arrestato dai Carabinieri con l’accusa di tentato omicidio.

E’ l’esito di quanto successo questa mattina, martedì 24 settembre, pochi minuti prima delle 8, a Soriso, piccolo paese del Novarese, che si affaccia sul lago d’Orta.

Qui un quarantenne di origine senegalese, da tempo residente in paese, secondo quanto ricostruito sinora, ha investito con la propria autovettura l’ex moglie, che aveva appena lasciato il figlio a scuola. Tutto è successo a pochi passi dalle scuole del paese.

Poi, una volta sceso dalla vettura, l’uomo ha anche accoltellato la donna. L’aggressione è stata bloccata dall’immediato intervento di alcuni passanti, che, dopo aver fermato l’uomo, hanno allertato i Carabinieri. I militari, giunti sul posto, hanno arrestato il 40enne. A occuparsi dell’accaduto sono i Carabinieri di Arona. Chiuse per diverso tempo le strade intorno a dove si è verificata l’aggressione.

La donna è stata soccorsa dal personale medico e trasferita al Santissima Trinità. Ha riportato ferite gravi, ma risulta essere fuori pericolo.

Tanto l’aggressore quanto la donna risiedono da anni in paese, al momento la donna è accolta in una casa della parrocchia.

Monica Curino

Gozzano: auto contro moto, perde la vita un 55enne

Altro incidente mortale sulle strade del Novarese, dopo quello che sabato pomeriggio ha visto perdere la vita Irma Leke, giovane albanese di soli 36 anni, lungo la strada che collega Cameri a Novara.

Il nuovo sinistro si è verificato lungo la strada provinciale 46 nel territorio di Gozzano intorno alle 5,30 di questa mattina, lunedì 15 luglio. Qui, per cause in fase di ricostruzione, un incidente ha visto coinvolte un’autovettura e una motocicletta.

A perdere la vita un uomo di 55 anni, che era alla guida della due ruote. Sul posto il personale del 118, che non ha potuto far altro che constatare il decesso dell’uomo. Troppo gravi le ferite riportate nello scontro. A occuparsi del traffico sono intervenuti i Carabinieri, che ora stanno cercando di ricostruire l’esatta dinamica dell’incidente. La vittima sarebbe un dipendente della Giacomini.

Due morti e 5 feriti sulle strade del Novarese

In evidenza

Due gravi incidenti stradali si sono verificati nella giornata di oggi, sabato 23 marzo, sulle strade del Novarese. Il bilancio vede due morti, una coppia originaria di Domodossola, Roberto Quaglieri e Armandina Lunghi, rispettivamente di 60 e 58 anni, quattro persone con ferite di media gravità e una con un codice rosso, ossia con ferite gravi.

Il primo incidente è avvenuto poco dopo le 13 lungo la strada provinciale 229 del lago d’Orta nella zona della Baraggia di Suno.

Qui, per cause in fase di ricostruzione da parte dei Carabinieri di Momo, un’autovettura e una moto si sono scontrate frontalmente. A perdere la vita i coniugi a bordo della motocicletta.

Nell’auto una famiglia composta da madre, padre e due bimbi piccoli. Per tutti loro codici gialli. Sono stati trasportati dal personale del 118 all’ospedale Maggiore di Novara.

Per consentire di rimuovere i mezzi coinvolti la strada è stata chiusa al traffico per qualche tempo.

Altro grave incidente, nel tardo pomeriggio, nell’Ovest Ticino, a Cerano. Qui, la dinamica è tutt’ora al vaglio delle Forze dell’Ordine intervenute sul posto, un motociclista è finito contro il guard rail. Soccorso dal personale del 118, ha riportato ferite gravi.

Furti in un centro commerciale del Milanese, fuggono contromano in A4: arrestati dalla Polstrada di Novara Est

In evidenza

Erano fuggiti dalle Forze dell’Ordine che li inseguivano, prendendo contromano l’autostrada e seminando il panico tra gli automobilisti in transito in quel momento.

Protagonisti della vicenda, lo scorso agosto, una coppia di coniugi che aveva appena commesso alcuni furti nel parcheggio di un centro commerciale del Milanese. La fuga si era verificata lungo l’autostrada A4 Torino-Milano, percorrendo in contromano il tratto tra i caselli di Arluno e Marcallo Mesero. La fuga aveva provocato anche un incidente con il coinvolgimento di cinque veicoli e con quattro feriti.

Dopo una complessa attività di indagine durata quattro mesi la Polizia stradale di Novara Est, competente lungo la tratta, ha individuato e arrestato i due coniugi. Gli agenti hanno eseguito un’ordinanza di custodia in carcere per la coppia, irregolare sul territorio nazionale.
I due, dopo aver commesso diversi furti su veicoli in sosta, al centro commerciale di Vittuone (MI), intercettati da una pattuglia dei Carabinieri, a bordo di una Lancia Delta, fittiziamente intestata ad un prestanome, erano fuggiti.

Il conducente dell’auto in fuga, dopo l’incidente, mentre veniva soccorso da alcuni automobilisti, entrava in uno degli altri autoveicoli, impossessandosene e fuggendo e lasciando a piedi le tre donne a bordo, che erano di ritorno da una vacanza all’estero.
Nel riprendere la fuga investiva una di queste donne, che aveva cercato di fermarlo e abbandonava sul luogo la complice ferita.

Una scrupolosa ricostruzione degli eventi e le successive indagini hanno consentito di acquisire numerosi elementi di prova nei confronti della coppia, che hanno permesso al pubblico ministero della Procura di Milano di chiedere e ottenere dal GIP del Tribunale meneghino la custodia cautelare in carcere per entrambi.

La Polstrada ha anche effettuato una perquisizione nell’appartamento di Milano, dove la coppia viveva in anonimato. All’interno sono stati trovati e sottoposti a sequestro numerosi capi di abbigliamento, occhiali da vista e da sole con ancora attaccata la placca antitaccheggio oltre a strumenti per effettuare furti.

I presunti autori dei fatti sono accusati dei reati di furto, furto aggravato, rapina, resistenza a pubblico ufficiale, lesioni, danneggiamento e guida senza patente.

Quando una telefonata cambia la vita… per sempre

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Troppo spesso tendiamo tutti a sottovalutare il rischio che il rispondere a una telefonata o a un messaggio al cellulare mentre si è alla guida possa comportare. Si pensa sempre, sbagliando, «tanto non mi succede nulla», «vuoi che non riesca a controllare bene anche la strada?» o ancora «tanto è solo un vocale, cosa vuoi che mi distragga, non è come digitare un testo». Altrettanto spesso, presi dalle nostre corse quotidiane, da vite sempre a mille, se non al limite, si tende a pensare che, quanto raccontato da giornali e tg, non possa mai riguardarci, non possa mai toccarci da vicino e davvero. Eppure non è così.

Senza contare che, a oggi, l’80% degli incidenti è dovuto all’utilizzo di smartphone alla guida.

Sino a qualche mese fa la vedevo un po’ anch’io così, non posso negarlo. Poi, per me, rispondere o mandare un messaggio, guidando, consente (usiamo ‘consentiva’) di ottimizzare, a volte, il carico di lavoro che ho per il giornale. Metto giù date di interviste, incontri per servizi, raccolgo informazioni. Ma è sbagliato. O si fa una cosa o l’altra. Piuttosto, se è così urgente qualcosa, ci si ferma, si parcheggia l’auto e o si chiama o si scrive un messaggio. Poi si riparte.

Eppure di storie di incidenti particolarmente gravi, legati anche all’utilizzo del telefonino, in 22 anni di giornali, ne ho dovute raccontare, scrivere. Ho anche partecipato a incontri di sensibilizzazione sul tema della sicurezza stradale, che, oltre a vedere l’obbligo delle cinture di sicurezza, del non mettersi alla guida in condizioni alterate, vede anche il divieto di utilizzare il telefonino mentre si è al volante. Incontri spesso ‘tosti’, ma che, pur condividendo le raccomandazioni di Polizia, Carabinieri e sanitari, non hanno mutato il mio modo alla guida.

Questo, almeno, sino ai primi di febbraio di quest’anno, quando l’ennesimo incontro seguito per il giornale di questo tipo mi ha colpito più del solito, lasciandomi dentro molto.

Nell’ascoltare le testimonianze di genitori che hanno perso i propri figli o per colpa di un cellulare o per qualcuno alla guida in stato alterato, ho sentito come un pugno allo stomaco, un gancio al volto. E faceva molto male. Probabilmente ha influito il fatto che, tra le testimonianze, ci fosse quella di un’amica che ho da qualche anno, che è sulla sedia a rotelle, ma di cui mai ho conosciuto le cause di questa condizione. Quel giorno, al Ravizza, scuola che ha ospitato l’incontro, le ho apprese: qualcuno che era alla guida in stato alterato già al mattino presto, che, con la propria auto, ha impattato con quella della mia amica, di Mary. Che, però, da quell’episodio, ha saputo reagire, e con una forza incredibile, diventando anche campionessa paralimpica di tiro con l’arco.

I relatori dell’incontro sulla sicurezza stradale al Ravizza

La mattinata è stato l’evento conclusivo di un ciclo di lezioni nelle scuole superiori sulla sicurezza stradale. A promuovere gli appuntamenti, dal titolo “La vita non si beve”, la Prefettura con il viceprefetto aggiunto Antonio Moscatello, con 118, Polizia e Carabinieri.

Dopo quell’incontro il mio rapporto con il cellulare alla guida è cambiato. Non posso dire di non averlo più usato, mentirei e non è qualcosa che amo fare, ma certo l”ho utilizzato molto meno. Le prime settimane appena avevo la tentazione di rispondere a qualche ‘bip’, di guardare la qualunque, lo rigettavo e, se avevo il telefonino nella tasca della giacca, lo buttavo sul sedile posteriore così da allontanare la tentazione.

Altre volte l’ho proprio posto nell’angolo più recondito del mio zaino o della mia borsa, ancora prima di salire in auto, per evitare.

Poi, ammetto, che qualche volta, dopo un mese, l’ho riusato, ma ancora oggi mi torna alla mente quella lezione a scuola e, quindi, su 10 volte che vorrei rispondere o vorrei usarlo, mi capita di farlo solo una volta. E punto a rendere questo a livello 0.

Nei primi giorni ho anche avuto alcuni incubi la notte. Sogni in cui mi capitava di avere un incidente particolarmente grave e mi soccorrevano amici che, conoscendo il mio, all’epoca, smodato uso del telefonino, erano sì preoccupati per le mie condizioni, ma, al contempo, commentavano ‘Era sicuramente con quel telefonino del cavolo’.

In quell’incontro, come anticipato, molti gli interventi. Tutti volti a far capire agli studenti, ma direi anche a qualcuno più attempato, come l’auto «sia come avere un’arma carica con sé. Occorre saperla utilizzare e, soprattutto, è necessario tenere sempre alta l’attenzione».

Queste le frasi del comandante della Polizia stradale di Novara, Riccardo Peviani, agli allievi.

Una mattinata intensa, durante la quale i ragazzi hanno potuto ascoltare gli esperti e apprendere l’importanza del rispetto delle regole.

Dall’allacciarsi le cinture di sicurezza, anche sui sedili posteriori (sì, anche qui è fondamentale, quanti incidenti abbiamo raccontato con persone ferite, se non decedute, anche sedute sui sedili dietro), al non guidare stando al telefonino, sino al non porsi al volante in condizioni alterate. O perché si è bevuto o perché si sono assunte sostanze stupefacenti.

«Piuttosto di mettervi alla guida così, fate guidare un amico che non ha bevuto o chiamate qualcuno a casa», hanno detto i relatori. Oltre a Peviani anche Il sottotenente dei Carabinieri, Ruggiero Penza, che ha illustrato come ci siano obblighi e regole da rispettare anche per i monopattini, un mezzo ormai utilizzato da tutti sulle strade.

La parte sicuramente più emotiva e che credo sia andata a buon segno tra i ragazzi è stata quella gestita dal 118, con Roberta Tacconi e Michela Agnesina.

La prima ha raccontato il funzionamento della centrale e delle procedure di primo soccorso, rilevando come sia importante, quando si chiama il 118. E come altrettanto sia fondamentale «fornire indicazioni corrette». Agnesina ha aggiunto: «non possiamo permetterci, quando interveniamo, di provare emozioni. In quegli istanti dobbiamo agire. Il brutto è poi il ritorno a casa, quando emergono tutte le emozioni. Faccio l’infermiera da quasi 30 anni e ancora non mi sono abituata a veder morire persone così giovani».

Ha poi introdotto due testimonianze video che hanno lasciato un segno forte tra tutti. A partire da quella di Mariangela Perna, novarese, su una carrozzina da anni, dopo essere stata investita da un automobilista ubriaco (la mia amica paralimpica). Un incidente che le ha cambiato la vita. Mariangela però non si è arresa. Ai ragazzi ha detto: «fate attenzione quando siete alla guida. Se si è al volante, non bastano due occhi. Non usate il cellulare».

Molto accorate le parole di Lucia e Franco Cibo Ottone, che hanno perso la loro Isabella in un incidente stradale nel marzo del 2017: «la vita è una sola, ragazzi – hanno detto agli studenti del Ravizza – rispettatela».

A chiudere l’incontro le parole di Agnesina agli studenti: «Non guardate alla Polizia e alle Forze dell’Ordine come a persone che vogliono ostacolarvi. Loro, sulla strada, sono i vostri migliori amici. È meglio che vi riportino a casa senza patente, ma sani, che, invece, portino nelle case le patenti, senza di voi».

Monica Fiocchi Curino