Oggi, in questo nuovo articolo del mio blog, voglio raccontarvi dell’esperienza vissuta da Massimo Fiocchi Malaspina, direttore d’orchestra novarese, ora direttore musicale di palcoscenico al teatro Regio di Parma, e dalla compagna, Lucrezia Drei, soprano, che, la scorsa estate, hanno trascorso quasi un mese tra i bambini e i ragazzi di strada dello Zambia, entrando in contatto con la povertà più vera, più dura. «Un luogo – mi ha raccontato Massimo Fiocchi – dove manca tutto e dove si è costretti a sniffare colla per non sentire la fame e il freddo. Un posto in cui la musica – ha poi aggiunto – diventa un linguaggio universale».

Un’esperienza, quella dei due musicisti, intensa e travolgente. Certo ricca di storie di vita, di momenti, attimi, vissuti, che Massimo e Lucrezia non dimenticheranno mai. Un’esperienza che racconto perché, da sempre, apprezzo chi ha il coraggio di mettersi in gioco per gli altri. Di prendere e partire per andare ad aiutare chi ha meno di noi. Una proposta che, qualche tempo fa, qualcuno, Giovanni Mairati di Casa Alessia, ha fatto anche a me (direzione Ecuador), ma sino a che non vincerò la paura dell’aereo sarà difficile. Quanto avrei voluto accettare, ma la paura è stata più grande. Ma chissà mai, magari in futuro. Del resto con Massimo avrò qualcosa in comune, no? Non portiamo a caso il medesimo cognome (anche se per me è quello di mamma). E spesso mi si dice che non so stare ferma senza fare qualcosa, senza dare vita a qualche iniziativa come lui.
Comunque, tornando a Massimo e Lucrezia. I due musicisti hanno portato nella capitale dello Zambia, a Lusaka, un laboratorio di canto corale per bimbi e ragazzi dai 7 ai 15 anni.
Un’esperienza che li ha portati a vedere situazioni terribili, ma anche straordinarie. «Un mondo – spiega Fiocchi Malaspina – che abbiamo appena sfiorato, dove manca tutto, ma in cui, per questo, si condivide con gioia la voce, le doti atletiche, il tempo trascorso insieme, come anche la voglia, di imparare».

Ma com’è nata l’idea di andare in Africa e di portare un laboratorio di canto? «Da tempo – rileva il direttore d’orchestra novarese – con Lucrezia pensavamo a un progetto con i bambini di quei Paesi. Il contatto è stata “Amani for Africa”, associazione laica milanese, che abbiamo conosciuto con un video su YouTube, postato da Pablo Trincia de “Le Iene”. Nel filmato si parlava di un progetto in Kenya per recuperare i bimbi di strada di Nairobi. A quel punto abbiamo contattato l’associazione con l’idea del laboratorio. Ci hanno risposto quasi subito. Erano interessati e ci hanno invitati a un campo di incontro in Zambia, a Mthunzi, dove esiste un centro di Amani, parallelo a quello di Nairobi, che raccoglie alcuni dei moltissimi bambini e ragazzi di strada di Lusaka. Un centro legato a Koinonia, una comunità di laici cristiani, impegnati nel sociale, una realtà fondata da Renato “Kizito” Sesana, padre comboniano di Lecco. Un uomo che è un esempio per quanto fa e per quanto ha realizzato in molti anni in Kenya, Zambia e in Sudan».
Il centro punta a dare una vita alternativa a quei bimbi e a quei ragazzi che sono gli ultimi tra gli ultimi, contrastando l’analfabetismo e allontanandoli dalla strada. «Ci sono assistenti sociali – riprende Fiocchi – che sono ex ragazzi di strada, che hanno studiato, sono formati e passano giornate in giro per Lusaka, cercando gli “street children”. Recuperano quelli che sembrano disposti a voler cambiare vita, compatibilmente con le risorse disponibili, che dipendono in parte anche dal sostegno di “Amani”. Danno loro un’occasione importante, li fanno studiare e li portano sino all’università, che in Zambia è molto costosa. C’è chi, abituato alla vita di strada, difficilmente si recupera – spiega il direttore d’orchestra – ma ci sono anche molti ragazzi che hanno potuto vivere una vita migliore grazie al centro».
Fiocchi e Drei, oltre a tenere il laboratorio di canto corale, per cui bambini e ragazzi sono stati entusiasti e collaborativi, hanno accompagnato gli assistenti sociali in strada. «Un’esperienza – rilevano entrambi – molto dura e devastante. Capisci davvero quanto sono lontani l’Occidente e la sua ricchezza, lontanissimi. Sono ragazzi che vivono in un Paese con straordinarie bellezze naturali, che però non sono accessibili, per i costi, ai suoi abitanti. Sono accessibili solo ai ricchi occidentali. Eppure, nonostante questa povertà infinita, non perdono la gioia di vivere, di andare avanti: cantano, ballano, hanno piacere a stare insieme, fanno acrobazie, scherzano».

Ragazzi che, come sottolinea Drei, hanno una grande creatività, tanto da arrivare a creare strumenti musicali dal nulla. «Non sanno leggere la musica – aggiunge Fiocchi, che ha da poco registrato un video con il Coro di Voci Bianche del Regio di Parma per un film di Marco Bellocchio – ma suonano gli strumenti che hanno a disposizione. Siamo stati anche in altri centri gestiti da Amani e in un centro d’accoglienza, dove i ragazzi ci hanno accolti come ci conoscessero da sempre». Drei: «abbiamo cantato, danzato e giocato con bambini che hanno storie devastanti alle spalle, ma vivono il loro presente e si dedicano a progetti futuri con intensità ed energia, quelle che, spesso – rileva Lucrezia – nel nostro mondo, perdiamo tra un impegno e una preoccupazione».
Monica Curino