Andrea Devicenzi: la forza di andare avanti

Oggi, al centro del nuovo articolo del blog, c’è la forza di volontà di una persona, Andrea Devicenzi, che, dinanzi all’amputazione di una gamba, per lui sportivo sin da bambino, non si è fermato, non si è in alcun modo abbattuto.

Ha saputo reagire e andare avanti, conquistando riconoscimenti, partecipando a gare al limite e, soprattutto, diventando un esempio per tanti, tantissimi, giovani. Mi sento di dire un esempio per tutti, perché troppo spesso, tutti, ci abbattiamo per cose di piccolo conto, ce la prendiamo, ci piangiamo addosso per delle inezie. E, invece, dovremmo capire quanto sono altre le ‘cose’ importanti della vita.

Devicenzi ha portato e porta in giro la sua esperienza ed è diventato, anche come professione, un vero e proprio motivatore per tutti, squadre di calcio, atleti, ragazzi nelle scuole.

L’ho incontrato 6 anni fa a un doppio evento promosso a Novara con gli studenti del Ciofs e della scuola media Immacolata. Un appuntamento che, come ha lasciato molto nei ragazzi, ha fatto altrettanto con me.

Un nuovo articolo, dunque, nel blog. Avevo detto, del resto, che non volevo lasciare abbandonato per troppo tempo questo spazio internet tutto mio. Anche perché mi offre un’occasione importante per esprimermi e andare oltre l’oggettività che, ovviamente, come è richiesto dal mio lavoro, cerco di mantenere sempre alta nei miei articoli per il giornale per cui lavoro, L’Azione.

L’incontro con gli studenti nel 2017

Un blog mi consente di mettere un po’ più di quello che sono io, di Monica. Non che ami raccontarmi, non sono una che vuole stare al centro dell’attenzione. È sufficiente chiedere a qualche amico per scoprire che, in compagnia, mi nascondo, che, in un’occasione pubblica, scappo. Fatta eccezione quando devo presentare i libri che ho voluto dedicare alle belle realtà della solidarietà novarese e per cui devo per forza farcela e parlare in pubblico.

LeintervistediMoc mi permette di dare più spazio alle mie passioni, a quei pezzi che amo fare, al di là di un ‘compito’ assegnato dalla testata giornalistica per cui lavoro o ho lavorato in passato.

Mi lascia raccontare con un po’ più di cuore quegli incontri che, in ventidue anni di giornalismo, hanno lasciato una grande traccia nell’anima, nel profondo.

Un uomo, Devicenzi, che è l’esempio di come, anche dinanzi alle difficoltà della vita, persino le più dure, le più toste da affrontare, ci si possa sempre rialzare. Anche dopo l’amputazione di una gamba a soli 17 anni.

Cremonese, 50 anni da compiere (li farà a luglio), nell’agosto del 1990, in sella alla motocicletta a lungo sognata, è rimasto vittima di un grave incidente, che gli ha causato l’amputazione della gamba sinistra.

Un evento tragico per tutti, certo difficile da accettare per una persona che praticava sport da quando aveva 5 anni, tra calcio, ciclismo, camminate e triathlon. E che, comunque, a riprova della sua grande forza d’animo, ha continuato a fare.

Un evento che, come spiegato agli studenti, gli ha cambiato innegabilmente la vita, ma al quale Devicenzi ha saputo reagire. «Una gamba se n’era andata – ha raccontato – ma non la voglia di vivere ogni giorno al massimo delle mie possibilità».

Oggi, Devicenzi è un performance coach, professionista che aiuta a raggiungere gli obiettivi, e formatore esperenziale. Lavora con le persone, guidandole, step dopo step, al raggiungimento dei propri obiettivi e a performance migliori.

Incontri che Devicenzi conduce in scuole, squadre sportive e aziende.

Dopo l’incidente del 1990 per lui inizia una nuova vita, che, negli anni, lo porta a imprese inimmaginabili anche per chi non ha menomazioni. Partecipa a gare di ciclismo per qualificarsi alle Paralimpiadi 2012, nel 2010 raggiunge, primo atleta amputato di gamba, il KardlungLa, in India, a quota 5.602 metri, un raid in autosufficienza sulla strada carrozzabile più alta del mondo in sella a una bici e poi ancora paratriathlon (nuoto, bici e corsa), con una medaglia di bronzo e una d’argento (la prima ai Campionati Europei in Israele del 2012, la seconda agli Europei in Turchia del 2013).

Arriva, così, a lasciare il suo lavoro da dipendente, diventando formatore e mental coach.

Nel 2014 inizia un’attività a favore dei ragazzi, che prosegue ancora oggi, nel 2023, come si può apprendere dal suo sito. Dà vita al primo Giro d’Italia formativo, rivolto ai giovani, «per renderli consapevoli – ci aveva raccontato – delle straordinarie capacità e talenti che hanno già dentro di loro». Nell’inverno dello stesso anno, in quest’ambito, nasce Progetto 22.

Al 2017 Devicenzi aveva incontrato decine di migliaia di ragazzi nelle scuole di tutta Italia. «Il nome del progetto – aveva spiegato – deriva dai 22 valori che cerco di raccontare e far vivere ai ragazzi a ogni incontro negli istituti scolastici. Parlo della mia storia, aiutandoli a interpretare gli eventi della loro vita in modo positivo, ascoltando se stessi, credendo nei propri mezzi. Non devono diventare schiavi di quelli che sono i modelli di oggi. Ognuno di noi è un essere unico e irripetibile, con i propri pregi e – aveva sottolineato – risorse straordinarie, troppe volte date per scontate».

Un progetto realizzato con Oso (Ogni sport oltre) della Fondazione Vodafone Italia e con sponsor, «che ci aiutano. Parleremo di ragazzi che ho incontrato nel mio percorso nelle scuole. A Novara ho parlato di Luca, studente del Ciofs, che ha vissuto la mia stessa esperienza, perdendo una gamba in un incidente con lo scooter qualche anno fa, e di ragazzi che hanno sofferto di anoressia e bulimia».

Il Ciofs aveva conosciuto Devicenzi quando uno dei ragazzi della scuola era rimasto vittima di un incidente, in cui aveva perso la gamba. L’atleta paralimpico si era messo immediatamente a disposizione, intervenendo a scuola con una mattinata incentrata su Progetto22».

Un incontro che ha lasciato una traccia importante nei ragazzi che l’hanno ascoltato.

Un esempio per tutti Devicenzi: «quando mi sono trovato amputato, ho pensato che, per ottenere successo nella mia vita, un successo sportivo, famigliare, lavorativo, non sarebbe stato il numero delle mie gambe a determinare questo, ma quanto avevo nella mia testa. Così sono partite le mie sfide. Nel 2010 – ci aveva raccontato – l’India mi ha aperto un mondo, cambiandomi per sempre, avvicinandomi ai percorsi di crescita personali e a queste avventure. Importanti sono stati gli amici, la famiglia, mia moglie Jessica, con cui ho avuto due splendide bambine, Giulia e Noemi. Non mi hanno mai fatto sentire diverso».

Una mattinata insolita che ha saputo coinvolgere gli studenti più di qualsiasi altra materia, perché ha permesso loro di mettersi a confronto con la vita vera e con un atleta e anche un compagno di scuola che, nonostante le difficoltà, gli ostacoli della vita, ce l’hanno fatta.

«Occorre avere delle priorità – aveva detto ai ragazzi – e perseguirle». Una mattinata ricca di emozioni.

Monica Fiocchi Curino

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