Sono giorni che la voglia di scrivere – intendendo quella scrittura diversa da quella abituale per me per i giornali – preme con forza. Come un’urgenza. Gianna Nannini canterebbe, dalla sua struggente e significativa “Notti senza cuore”, “un’urgenza di vivere”. E io, parafrasandola, direi “un’urgenza di scrivere”. Di mettere giù pensieri, di riflettere, di scrivere per ricordarmi momenti belli, per imprimerli nella mente, ma anche lasciarli in qualcosa che, grazie a questo blog, mi rimarrà anche, chissà, tra decenni. Voglia anche di scrivere per riflettere sulle difficoltà, sugli errori che si compiono anche quando si cerca con tutto se stessi di non farli, quando la paura – che bisognerebbe mai avere o averla solo quando ha senso – porta a compiere stupidate e a dire o fare cose sbagliate. Soprattutto a chi si Ama. Amici, amiche, compagni, genitori, tutti.

Quindi quale sarà il tema di questo nuovo articolo del blog? Non so spiegarlo neppure io ora che lo sto avviando. Forse raccontare di un anno colmo di gioia e di bellissime esperienze. Questo, almeno, a partire da poco prima dello scorso Natale. Quando, per la prima volta, anche se all’epoca non ero ancora concretamente una volontaria, ho iniziato un’esperienza che da tempo volevo fare, il volontariato. Non raccontandolo, come ho sempre fatto, incontrando persone straordinarie, alcune che non ci sono più e che serbo nel cuore, ma ‘praticandolo’.
All’epoca, erano i Mercatini in Castello a Galliate, ero solo un’aiutante – manco tanto abile, mi cadevano i sacchetti con cui impacchettare, i resti, tutto – poi ho vissuto mesi in cui ogni esperienza mi ha portato tanti istanti, tanti momenti da tenere stretti nel cuore e nella mente. E che soprattutto mi hanno arricchito umanamente e cambiato anche. Umanamente è sufficiente vivere anche mezz’ora nello stare con gli altri, con le altre volontarie, a spiegare cosa fa l’associazione nella quale sei riuscita finalmente a impegnarti, e lo capisci.
Le persone che si avvicinano, tu che cerchi di vincere la tua timidezza e spieghi quanto fanno le educatrici, le psicologhe con i bambini e i ragazzi nelle scuole, un lavoro straordinario.

Anche cambiare? Sì, il volontariato ti cambia, profondamente. Dentro, fuori. In ogni poro della tua pelle. Comprendi meglio tante cose. E a me ha cambiato perché – anche se c’è chi dice che non sembra, che paio sicura di me stessa – io, in realtà, sono sempre stata in primis timida e poi piena, anzi stra-colma, proprio in maniera scandalosa, di paure. Provate a chiedere a chi mi conosce davvero, ma davvero in ogni mio dettaglio. Alcune paure sono davvero stupide, direi pazzesche, ma sono timori su cui io sovente mi perdevo e ancora mi perdo, meno, ma mi perdo, combinando disastri emozionali, sono i due termini più giusti da usare. La paura più grande? Deludere chi si vuole bene, ma tanto eh, quelle persone che arrivano nella tua vita e la stravolgono positivamente. E che tu ringrazieresti a vita e le abbracceresti un giorno sì e un giorno sì, proprio come quando da piccola, per la paura del buio prima di addormentarsi, magari abbracciavate il vostro peluche. Ma sono persone vere e che esistono e che si è fortunati ad avere accanto.
Io, non dico da quel giorno, ma man mano, innanzitutto ho stretto nuove amicizie, anche importanti ritengo, all’interno del gruppo dell’associazione. E poi ho preso un po’ più coscienza di me. E, ad esempio in quei giorni, un fine settimana, pur avendo timore a uscire dalla casetta a fermare e a raccontare dell’associazione, che poi è “Sbulloniamo Insieme”, l’ho fatto. Balbettavo un po’, eh, ma sono riuscita a spiegare e, insieme al resto del team – perché il volontariato è un lavoro di squadra, dove ogni componente è fondamentale, nessuno escluso, dal primo all’ultimo arrivato – ad avvicinare nuove persone all’associazione, portando qualche donazione, che sono ciò di più importante per consentire a una realtà del volontariato di andare avanti, di vivere e realizzare le proprie attività.
In questo caso attività a contrasto di bullismo, cyberbullismo, disagio giovanile nelle scuole, ma anche con eventi su tutto il territorio. Spesso con le Forze dell’Ordine, il 118 e anche altre associazioni. Mi sono vista diversa. Una delle mie amiche l’ha notato e me l’ha detto. Io non lo so, ma era vero, ce l’avevo fatta un po’ a smussare ulteriormente la mia timidezza, a sentirmi più sicura, ad avere più fiducia in me stessa.
Ma il bello è poi stato con le attività coi ragazzi. Prima c’è stato un altro mercatino, quello della Solidarietà a Novara, con temperature sempre più rigide – si sa è a ridosso del Natale – e con accanto altre associazioni con tanti amici. Conosciuti o per le interviste di questi 23 anni di giornalismo … sì sono vecchia e occorre crescere sempre … o perché composte da amici conosciuti nei miei anni a scuola, a partire dalla storica professoressa di matematica delle medie impegnata nell’associazione Bruna Delsignore, a tanti altri, all’amico poliziotto in pensione a Giovanni di Sos Antiplagio.

Ma coi ragazzi, normodotati e speciali, il cuore si è riempito di gioia, immensa. Vederli modellare con la creta, dipingere, proporre per i lavoretti, impegnarsi, è stata una lezione di vita. Spesso noi, cosiddetti normali, che poi cosa significa normalità?, ci si abbatte sul nulla, direi proprio sul nulla cosmico (a me è capitato in questi scorsi giorni, finendo in un black out da cui sto riemergendo forse ora), loro no. Avanti, sempre, e con forza. Da Paolo a Francesca, da Emily a Federico a tanti altri. E che lavoretti, e che creazioni. Coloratissime e super originali. Un’attività che Sbulloniamo porta avanti con Concentrici grazie all’iniziativa “All inclusive. Tutti uguali tutti diversi. A Novara e dintorni”.

E poi l’attività di pet-therapy, con la simpatica cagnolona Cloe. I bambini scatenati nell’accarezzarla e nel seguire i consigli dell’educatrice, ma anche noi adulti in estasi dal vedere i giochi della cagnolona e come i ragazzi fossero felici, contenti, superando ostacoli, imparando a relazionarsi con l’altro, a giocare, a gestire autonomie e molto altro. Un’emozione che trovo difficile da spiegare. Strano visto il mio lavoro, eh? Restare senza parole. Ma succede a volte. E significa che assistere a questa attività è stato qualcosa di incredibile, di grandissimo.

Non sono mancati i laboratori di lettura con il racconto di un elefantino dai mille colori, che si sentiva diverso dagli altri, ma che in realtà era come loro e anche più bello, molto più bello direi io che amo il patchwork di colori. Perché la diversità è una ricchezza. Altro elemento che noi grandi spesso dimentichiamo. Dovremmo forse tutti tornare bambini. L’altro, il diverso, è sempre in grado di arricchirti, di insegnarti molto. A me è capitato parlando con molti dei ragazzi. Con Paolo, e la nostra comune passione per l’Inter, nei nostri ‘improbabili’ duetti canori nelle prove per l’evento finale di “All inclusive” e anche nel pranzo tutti insieme, quando – di fronte a me e accanto alla presidente dell’associazione – si è messo a intonare tutti i brani degli 883 e a raccontare di cadute in terra che “nulla mi hanno fatto”.
Con Fede, riaccompagnato a casa in auto, occasione in cui abbiamo parlato delle rispettive difficoltà a chiedere aiuto, con Manuel, con Francesca, con cui siamo state ore assieme al banchetto dell’associazione a Boom. Ragazzi splendidi e che mi hanno dato tanto.

Per questo, anche col lavoro sempre presente, ho sempre cercato di organizzare in modo che potessi stare con loro, a volte anche facendo notte a scrivere. Ma non sentivo la stanchezza dopo essere stata con loro alle prove. Avevo sempre delle nuove energie, pur con tutta la giornata in giro in ufficio e per conferenze.
E poi? Manca il baskin, che è credo uno dei momenti più belli vissuti quest’anno, comprensivo di iper sederata della Moni…, che si è buttata su una palla come se avesse ancora solo vent’anni. Parliamo della pallacanestro che fa giocare insieme ragazzi speciali e normodotati. E vi posso assicurare che non è meno entusiasmante del basket tradizionale. Appassiona moltissimo anche il baskin, direi molto di più. Altro che i Chicago Bulls, i Boston Celtics e i Los Angeles Lakers.. Ma esistono ancora? Erano le squadre del basket americano di quando ero appassionata io, tifavo i Celtics. E qui due menzioni speciali, a Emily, che ogni volta che le si passa la palla fa canestro come neppure Magic Johnson o Larry Bird (l’ho detto sono d’antan, sono i campioni americani di quando ero tifosa io) e a Manuel, scatenatissimo pur di portare punti alla propria squadra, divertendosi.
E grande chiusura un evento che è stato capace di tenermi fuori casa dalle 16 all’una di notte di un sabato di ormai un mese fa, ossia “All inclusive-Il gran finale”, in cui tutti temevamo la pioggia, questo meteo ballerino di questa estate anomala. E invece, perché c’era il bello a cui assistere, direi il bellissimo, l’emozione allo stato puro, ha piovuto tutto intorno e a Novara e nel cortile del Broletto, no. Ha guardato giù una ragazza speciale, Isabella, che ha fatto un enorme regalo, mantenendo il meteo clemente, ai suoi genitori e alla sua Amica super.


Che bello dare una mano, anche piccola, vedere tutti collaborare a una super riuscita dell’evento, sentirsi parte di qualcosa di unico e straordinario. E poi i ragazzi a sera, sul palco, e prima in piazza Duomo con lo show di baskin. A sera a suonare “Bolero”, “Another brick in the wall” dei Pink Floyd, altri a ballare. Semplicemente qualcosa che resta dentro, nel più profondo (ancora di più avendo potuto avere il privilegio di assistere alle loro prove, alla preparazione).
Ecco per me un anno, soprattutto a partire dai primi di novembre – prima ero, come dico io, caduta, che non credevo più in me per tante cose, per timori, paure, errori – fantastico, dove, ma non c’entra nulla il volontariato, ho anche potuto assistere in diretta a una serata del Festival di Sanremo, ritengo quella più bella, quella dei duetti. E anche qui, comunque, le persone importanti contano. Non sarei andata e non avrei accettato l’invito di un amico storico se non mi avesse spinto, ribaltandomi anche, qualcuna di quelle persone, si parla sempre di Amici, di cui parlo sopra, che ti stravolgono la vita e hai solo il timore di perdere. E anche in questo caso il volontariato mi ha accompagnato nel viaggio di andata e ritorno, perché ero stata coinvolta in un incontro con associazioni al mio ritorno, dove, appena scesa dal treno e con un panino al volo, avrei dovuto moderare e introdurre l’incontro, quindi dovevo prepararmi. Su tutto occorre prepararsi. L’ho imparato quest’anno sempre dalle persone che ti stravolgono. Senza dimenticare il ‘mio’ Santa Lucia, la Comunità per Minori di via Azario, sempre a Novara: quest’anno ancora altre presentazioni del libro e ho rivarcato la soglia di una realtà che amo da sempre per una grande festa all’immensa suor Carla Miloni organizzata dalla presidente e da tutto lo staff e dai ragazzi della Comunità. Spero di rivarcarla ancora, perché il mio volontariato vorrei ampliarlo.
Come poter chiudere questo post? Dedicato al volontariato ma anche alle difficoltà della vita? So solo che a me ha fatto bene, anche se negli ultimi giorni mi sono persa. Ecco forse qui una riflessione che c’entra poco. Se ci tenete a una persona e avete paura di sbagliare con lei, aspettate mille volte, miliardi di volte, prima di scrivere una stupidata. La potreste ferire, anche senza volerlo. O farla arrabbiare seriamente. Prima, soprattutto, di dire una bugia. Anche piccola che possa essere (e io ho imparato che, con un Amico o un’Amica, mai sarà piccola, sembrerà che la prendiate in giro. Okay non era il vostro intento, ma credetemi chi la riceverà, se vi vuole bene, tanto, la penserà così e poi sarà dura), creerà un danno, un cortocircuito. Speriamo risanabile. Ma dopo occorre mai più sbagliare. Se avete, se abbiamo, se ho, spesso tanta, paura, fermatevi un giro. Pensateci e non rispondete, non scrivete nulla. E se vi pentite di cosa avete scritto perché non eravate in forma, perché eravate in crisi, migliorate il messaggio successivo, non cancellate dicendo una bugia. E’ un monito che faccio soprattutto a me, che di amici importanti ne ho. Due sicuramente, direi quattro, ma per come ce l’ho fatta negli ultimi anni sono due gli Amici da ringraziare e rispettare, quindi non mandando messaggi sconclusionati o cancellazioni o troppi messaggi o ecco dicendo bugie. Se li perdessi, non saprei farmene una ragione. Dobbiamo metterci nei panni degli altri, quindi aspettiamo un giro, rileggiamo bene, contiamo fino a 10, se serve anche a mille miliardi. Potrebbero essere anche loro in un momento di difficoltà, che magari non conosciamo. Bisogna saper leggere i messaggi, ascoltare le parole, non far che scrivere i propri o dire a voce i propri. Così si perde ciò che dicono gli altri e l’empatia, così tanto importante, non la metterete in pratica, mandandola solo a farsi friggere. Io credo tanto all’empatia, ma mi accorgo che spesso non la metto in pratica. E questo mi fa male.
Gli Amici sono importanti, sono la parte più intima e importante di una vita. Io ne ho trovati così, non me lo perdonerei mai se li ferissi e li perdessi. Vorrei sempre poterli aiutare anche io, pur se così ‘paurosa’. Forse un po’ il volontariato ha aiutato in questo. Se si ha sbagliato, accettate il colpo e cercate di rimediare, con forza e assumendosi le proprie responsabilità. E sì viva il volontariato e le splendide persone che ho potuto conoscere in questo annetto.
Monica Curino


















































